"Le canzoni di "Words&Music" parlano un po di tutto - amore, morte, guerra e pace, eroi e lavoratori, ribelli e schiavi. E anche di animali"


Gordon Poole
: voce, armonica, chitarra
Federico Poole: voce, banjo, mandolino, chitarra
Sussanna Poole: voce
Martin Stanzel: contrabasso
Carlo Vignaturo: basso elettrico

coprodotto dal basso, grazie a tutti i coproduttori (link...)
con il supporto dei finti-illimani e del  Gridas
registrato presso i finti-illimani records da Carlo Vignaturo
Missaggio: Carlo Vignaturo, Gordon Poole
Mastering: Carlo Vignaturo
Grafica: Luca Pignataro
Marotta&Cafiero record

Testi e traduzioni

1. Little Old Sod Shanty   2'37

2. Jesse James   4'13

3. Banks of the Ohio  3'50

4. Erie Canal   2'08

5. My Grandfather’s Clock   4'01

6. He’s Gone Away   2'44

7. I Feel Like I’m Fixin’ to Die Rag   3'00

8. Tam Pierce   2'45

9. Railroad Boy   2'24

10. The Blue-Tail Fly   2'11 

11. Hard Times   4'40

12. Old Macdonald had a Farm  3'04

13. We Didn’t Know   2'52

14. Long John  2'45

15. Little Sadie  2'10

16. Big Rock-Candy Mountain  2'44

17. The Bomb Shelter Rag 2'19

18. Irene, Good Night 3'10

19. Dixie  2'18

20. Fox on the Town 2'24




1. Little Old Sod Shanty
La vecchia casupola di zolle

Autore: Linden Baker, 1888


Gli uomini americani cercano di sfuggire alla civilizzazione, come Huckleberry Finn. Sognano la solitudine, una capanna su una piccola proprietà nel mezzo del nulla, dove non devono lavarsi spesso, non pagano le tasse, possono ficcarsi le dita nel naso ecc., solo che poi viene la nostalgia di una compagnia, una ragazza che voglia condividere questo sogno. Lo dico alle ragazze in ascolto: non ci cascate!
Secondo l’etnologo John Lomax (padre di Alan Lomax, etnologo anche lui) questa canzone, una parodia di una ballata cantata nei minstrel show, fu composta nel 1888. Colgo l’occasione per menzionare che Alan Lomax negli anni ’50, per sfuggire alle grinfie dei senatore anticomunista McCarthy, si trasferì in Italia, dove prese a girare insieme a Diego Capitelli, raccogliendo e registrando canti popolari. Il prezioso materiale è depositato presso la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. Se ci fosse riconoscenza in questo mondo bisognerebbe dedicare una statua a Lomax in molte città italiane!


I am looking rather seedy now from holding down my claim.
And my victuals are not always served the best.
And the mice play slyly round me when I nestle down to rest
In my little old sod shanty in the west.

Chorus: Oh the hinges are of leather and the windows have no glass,
And the board roof lets the howling blizzard in;
And I hear the hungry coyote as he slinks up through the grass
In that little old sod shanty on my claim.

When I left my eastern home, a bachelor so gay,
To try to win my way to wealth and fame,
I never thought I’d come down to burning twisted hay
In this little old sod shanty on my claim.

Still I wish that some kind-hearted girl would pity on me take
And relieve me from the mess that I am in.
Oh, the angel, how I’d bless her, if this her home she’d make,
In the little old sod shanty on my claim,
Ho un aspetto trasandato ora per la vita che faccio sul mio pezzetto di terra,
e le mie cibarie non sono sempre delle migliori,
e i topolini giocano timidamente nelle vicinanze quando mi corico
nella mia vecchia casupola di terra battuta nel West.

Coro: O i cardini sono di cuoio e le finestre sono senza vetri,
e il tetto di assi fa entrare le raffiche di neve,
e sento il coyote affamato quando si avvicina furtivamente attraverso l’erba
alla mia vecchia casupola di zolle sul mio pezzetto di terra.

Quando lasciai casa mia nell’Est, allegro giovanotto,
per cercare ricchezze e gloria,
mai avrei pensato che sarei ridotto a bruciare degli sterpi
in una vecchia casupola di zolle sul mio pezzetto di terra.

Ancora spero che qualche ragazza dal cuore gentile
vorrà sollevarmi dal disastro in cui mi trovo.
Ah, quell’angelo, come la benedirei, se volesse vivere con me
in questa vecchia casupola di zolle sul mio pezzetto di terra.











2. Jesse James
Autore: William Gashade(?), ca. 1882

Prescindendo dal personaggio storico, un combattente sudista irregolare (tipo Forze speciali) nella Guerra di secessione (1861-1865) che a guerra finita continuò a rapinare banche e treni, la canzone immortala la leggenda di un eroe popolare, un Robin Hood che ruba ai ricchi e dà ai poveri. Ricercatissimo, Jesse si dette alla macchia sotto lo pseudonimo di Howard. Come Cristo, Orlando, Salvatore Giuliano, anche James poté essere ucciso soltanto a tradimento. Fu Robert Ford, un fido amico, a sparargli alla schiena nel 1882. Per anni Ford recitò la scena nei teatri, finché a Chicago uno spettatore, mosso dall’odio contro il “malamente”, non l’attese dopo lo spettacolo e lo freddò.



Jesse James was a lad who killed many a man,
And he robbed the Glendale train.
He stole from the rich and he gave to the poor.
He’d a hand and a heart and a brain.

Chorus: Poor Jesse had a wife to mourn for his life;
Three children, they were brave;
But that dirty little coward that shot Mr. Howard,
He laid poor Jesse in his grave.

‘Twas on a Wednesday night, the moon was shining bright,
When they robbed the Glendale train.
The people all around, they knew from the sound,
It was Frank and his brother Jesse James.

‘Twas on a Saturday night, Jesse was at home,
Talking to his family brave,
Robert Ford came along like a thief in the night
And laid poor Jesse in his grave.

This song was made by Billy Gashade
As soon as the news did arrive.
He said there was no man with the law in his hand
Who could take Jesse James when alive.

Jesse James era un giovane che uccise molti uomini,
e rapinò il treno di Glendale.
Rubava ai ricchi e dava ai poveri.
Aveva mano, cuore e cervello.

Coro: Il povero Jesse aveva una moglie che pianse la sua morte 
e tre bambini coraggiosi,
ma quel lurido codardo, che uccise Mr Howard,
buttò il povero Jesse nella tomba.

Era un mercoledì, di notte, al chiar di luna,
quando assalirono il treno di Glendale.
Quando si sparse la notizie, tutta la gente dei dintorni
capì che si trattava di Frank e di suo fratello Jesse James.

Era un sabato sera, Jesse era a casa
a chiacchierare con la sua coraggiosa famiglia.
Robert Ford venne come un ladro nella notte
e buttò il povero Jesse nella tomba.

Questa canzone fu scritta da Billy Gashade
non appena giunse la notizia.
Egli disse che non c’era nessun uomo di legge
capace di prendere Jesse da vivo









3. Banks of the Ohio
Le rive dell’Ohio

Autore: anon., ‘800

La riva del fiume Ohio, importante affluente del Mississippi, è scena dell’uccisione di una ragazza che vuole rompere il fidanzamento. Il racconto è fatto dal punto di vista del fidanzato assassino, il quale viene arrestato dallo sceriffo. Meno male che oggi … ma lasciamo stare!



I asked my love to take a walk,
Just a walk down a little way;
And as we walked along we talked
All about our wedding day.

Chorus: Then only say that you’ll be mine
And in no other arms entwine,
Down beside where the waters flow,
Down by the banks of the Ohio.

I took her down by her lily white hand
And led her down where the waters stand.
I gave her a shove, pushed her in to drown
And watched her as she floated down.

I went back home ‘twixt twelve and one.
I cried, “Oh God, what have I done?
I’ve killed the only woman I loved,
Because she would not be my bride.”

That very next morning just about four,
The sheriff came knocking at my front door.
He said, “Hey, Willy! It’s time to go
Down by the banks of the Ohio.”

Chiesi alla mia ragazza di passeggiare con me,
soltanto una passeggiatina giù per un sentiero,
e mentre passeggiavamo parlammo
del giorno delle nozze.

Coro: Dimmi soltanto che sarai mia,
e fra le braccia di nessun altro,
giù dove scorrono le acque,
giù sulle rive dell’Ohio

Presi la sua mano bianca come un giglio
e la scortai giù accanto all’acqua.
La spinsi dentro per farla annegare
e la guardai mentre veniva portata via dai flutti.

Tornai a casa fra mezzannotte e l’una.
Gridavo, “O Dio, che cosa ho fatto?
Ho ucciso l’unica donna che ho mai amata
perché non ha voluto essere mia sposa”.

Quella stessa mattina, verso le quattro,
lo sceriffo venne a bussare alla mia porta.
Mi disse, “Oh Willy, è giunta l’ora
di andare alle rive dell’ Ohio”.









4. Erie Canal
Il canale Erie

Autore: Thomas Allen, 1905

Il Canale, finito nel 1825, fu un’impresa colossale, rivoluzionaria: collegava i territori dei grandi laghi, con le loro ricchezze (pelli, carbone, legname, fieno), col porto di New York, determinando la fortuna di questa ai danni di Boston. Le chiatte, tirate da muli, passavano sotto ponti così bassi che bisognava chinarsi per non farsi male. I giovanotti approfittavano del pericolo per “salvare”, all’ultimo momento, le ragazze ignare del pericolo, tirandole giù sul ponte.
    Non capisco perché il mulo sia femmina, se non perché Sal, nome femminile, fa rima con Canal e pal. Vero è che si usava mule, scorrettamente, per indicare quell’altro incroccio, cavallo + asina, che non mi ricordo come si chiama, che forse usciva femmina. O forse ho detto una sciocchezza.



I’ve got a mule and her name is Sal.
Fifteen miles on the Erie Canal.
She’s a good old worker and a good old pal.
Fifteen miles on the Erie Canal.
We’ve hauled some barges in our day,
Filled with lumber, coal, and hay;
And we’ve gone every step of the way
From Albany to Buffalo.

Chorus: Low bridge! Everybody down!
Low bridge, for we’re coming through a town!
And you’ll always know your neighbor,
You’ll always know your pal,
If you’ve ever navigated on the Erie Canal.

Ho un mulo che si chiama Sal.
Quindici miglia lungo il canale dell’Erie.
E’ una lavoratrice e una brava compagna.
Quindici miglia lungo il canale dell’Erie.
Di chiatte ne abbiamo trainato ai tempi nostri,
cariche di legname, carbone e fieno.
E abbiamo fatto tutto il percorso
da Albany a Buffalo.

Coro: Ponte basso! Tutti giù!
Ponte basso, attraversiamo una città!
Conoscerai sempre i compagni di viaggio
se hai mai navigato lungo il canale di Erie.







5. My Grandfather's Clock
L’orologio di mio nonno

Autore: Henry Clay Work, 1876

Se l’orologio a pendolo, quello che appoggia a terra, non su uno scaffale, si chiama “grandfather’s clock” (orologio del nonno) negli Stati uniti, è a causa di questa canzone del 1876. Nessuno si ricorda come si chiamava prima, neanche io.
    Uno dei miei sette nipotini, il più piccolo, Cristoforo Cozzolino, figlio di mia figlia Susanna e di Ciro, sentendomi cantare questa canzone, fece la faccia seria. Aveva quattro anni e da pochi mesi aveva perso la nonna paterna, Elvira, nota attivista dell’Udi. Egli, preoccupato, mi fa, “Ma nonno, tu sei vecchio. Allora devi morire?” Spiazzato, cerco di rispondere. Faccio, “Sì, ma c’è tempo!” Cristoforo fa la faccia numero tre e me la manda buona. Quando canto questa canzone con lui presente, alla fine, cantando la parola “Stopped”, m’irrigidisco all’improvviso, come una statua, e Cristoforo dopo un momento si fa avanti e mi scuote per liberarmi, e lo ringrazio. Lo prendo per un buon augurio.



My grandfather's clock was too large for the shelf,
So it stood ninety years on the floor;
It was taller by half than the old man himself,
Though it weighed not a pennyweight more.
It was bought on the morn
Of the day that he was born,
And was always his treasure and pride;
But it stopped short, never to go again,
When the old man died.

Chorus: Ninety years without slumbering,
Tick, tock, tick, tock,
His life seconds numbering,
Tick, tock, tick, tock,
It stopped short, never to go again,
When the old man died.

In watching its pendulum swing to and fro,
Many hours had he spent while a boy;
And in childhood and manhood the clock seemed to know,
And to share both his grief and his joy.
For it struck twenty-four
When he entered at the door,
With his blooming and beautiful bride;
But it stopped short, never to go again,
When the old man died.

My grandfather said that of those in his hire,
Not a servant so faithful he found;
For it wasted no time, and had but one desire,
At the close of each week to be wound.
And it kept in its place, not a frown upon its face,
And its hands never hung by its side.
But it stopped short, never to go again,
When the old man died.

It rang an alarm in the dead of the night,
An alarm that for years had been dumb;
And we knew that his spirit was pluming for flight,
That his hour of departure had come.
Still the clock kept the time,
With a soft and muffled chime,
As we silently stood by his side.
But it stopped short, never to go again,
When the old man died.
L’orologio del nonno, troppo grande per uno scaffale,
poggiò novantanni sul pavimento.
Era più alto di metà del vecchio,
anche se pesava uguale.
Fu comprato nel giorno in cui egli nacque,
e fu sempre il suo piacere e il suo orgoglio.
Ma si fermò di botto, per non camminare mai più,
quando il vecchio morì.

Coro: Novantanni senza sosta, tic-toc, tic-toc,
scandiva i secondi della sua vita, tic-toc. tic-toc,
Ma si fermò di botto, per non camminare mai più,
quando il vecchio morì.

A guardare il pendolo oscillare
mio nonno trascorse molte ore da ragazzo.
Nella sua infanzia e nella sua maturità l’orologio sembrava capire
e condividere le sue tristezze e le sue gioie.
Suonò ventiquattro rintocchi quando egli entrò
con in braccio la sua sposa fiorente e bella.
Ma si fermò di botto, per non camminare mai più,
quando il vecchio morì.

Il nonno diceva che fra quelli alle sue dipendenze
non aveva altro servitore così fedele,
perché non sprecava il tempo e aveva un sol desiderio,
che gli si desse la corda a fine settimana.
Restava a posto suo, senza imbronciarsi,
e le mani (lancette) non restavano mai ferme sui fianchi.
Ma si fermò di botto, per non camminare mai più,
quando il vecchio morì.

Suonò una sveglia  a notte fonda,
una sveglia che da anni era rimasta muta.
E sapemmo che il suo spirito si apparecchiava alla dipartita,
che l’ora sua era giunta. 
Ancora l’orologio segnava le ore
con dolci rintocchi attutiti,
mentre noi stavamo al capezzale del nonno.
Ma si fermò di botto, per non camminare mai più,
quando il vecchio morì.








6. He's Gone Away
Se n’è partito

Autore: anon., ‘800

La canzone viene da una zona fra le più povere degli Stati Uniti, gli Appalachi, una catena di montagne nel sud-est degli Usa. È una zona di minatori e piccoli agricoltori. Votano a destra, valli a capire! Un territorio ricco di folklore, soprattutto di musica, comprese canzoni di una liricità e delicatezza eccezionali. “He’s Gone Away” è una canzone d’amore degna dei trovatori medievali. Notate la leggerezza dialettale di “ten thousand mile”, anziché la forma plurale “miles”, e il congiuntivo conservato in “though he go”, invece dello stonante “though he goes”. C’è una parola, desrick, che non credo si trovi in nessun dizionario. Dal contesto si evince che significa ‘capanna’ o qualcosa di simile. E’ una parola che si trova solo in questa canzone, una di quei vocaboli unici che i linguisti chiamano ‘hapax’. Che cafoni, questi montanari degli Appalachi!



He’s gone, he’s gone away, for to stay a little while,
But he’ll be coming back, though he go ten thousand mile.

“Oh who will glove your hand, and who will tie your shoe,
And who will kiss your ruby lips til I return?”
“Oh it’s Mammy will glove my hand, and Pappy will tie my shoe,
And you will kiss my ruby lips when you return.”

Look away, look away over Yandro!
I’ll go build me a desrick on Yandro’s high hill.
And the white doves are flying from bough to bough,
And mating with their mates, and why not I with mine?

For he’s gone, he’s gone away, for to stay a little while,
But he’ll be coming back, though he go ten thousand mile.”

È partito, è partito e starà via  per un po’,
ma tornerà, anche se dovrà percorrere diecimila miglia.

 “Oh chi ti infilerà il guanto, chi ti allaccerà la scarpa,
e chi bacerà le tue labbra rosse finché io non ritorni?”
 “Oh mamma mi infilerà il guanto, papà mi allaccerà la scarpa,
e tu bacerai le mie labbra rosse quando ritornerai.

Guardate lontano, guardate lontano sopra la montagna di Yandro.
Mi costruirò una casupola sull’alta collina di Yandro.
E le colombe bianche volano fra un ramo e l’altro,
accompagnandosi ai loro compagni, e perché non io al mio?

Perché se n’è partito, per stare via per un po’,
ma tornerà anche se dovrà percorrere diecimila miglia.”







7. I Feel Like I'm Fixin' to Die Rag
Autore: Country Joe McDonald, 1965

Ascoltai questa canzone cantata dal gruppo Country Joe & the Fish in un parco a Berkeley nell’autunno del 1965 durante un raduno organizzativo per una grossa marcia di protesta contro la guerra del Vietnam. Io e mio fratello John fummo alla testa della marcia nel servizio d’ordine quando, al confine fra Berkeley e Oakland, la polizia di Oakland lasciò passare gli “Angeli dell’inferno”, motociclisti brutti e cattivi, per attaccare e fermare il nostro corteo. Riuscirono, ma le nostre canzoni erano migliori delle loro. In seguito Allan Ginsberg e Timothy Leary riuscirono a neutralizzare gli Hell’s Angels, giocando sulla loro omosessualità repressa e sete di sballo.



Yeah, come on all of you, big strong men,
Uncle Sam needs your help again.
He's got himself in a terrible jam
Way down yonder in Vietnam
So put down your books and pick up a gun,
We're gonna have a whole lot of fun.
 
Chorus: And it's one, two, three,
What are we fighting for ?
Don't ask me, I don't give a damn,
Next stop is Vietnam;
And it's five, six, seven,
Open up the pearly gates,
Well there ain't no time to wonder why,
Whoopee! we're all gonna die.

Well, come on generals, let's move fast;
Your big chance has come at last.
Gotta go out and get those reds —
The only good commie is the one who's dead
And you know that peace can only be won
When we've blown 'em all to kingdom come.

Well, come on Wall Street, don't move slow,
Why man, this is war au-go-go.
There's plenty good money to be made
By supplying the Army with the tools of the trade,
Just hope and pray that if they drop the bomb,
They drop it on the Viet Cong.

Well, come on mothers throughout the land,
Pack your boys off to Vietnam.
Come on fathers, don't hesitate,
Send 'em off before it's too late.
Be the first one on your block
To have your boy come home in a box.
Venite tutti voi uomini prodi.
Lo Zio Sam ha di nuovo bisogno di voi.
Si è ficcato in un terribile pasticcio
Laggiù nel lontano Vietnam.
Quindi posate i libri e prendete il fucile,
e ce la spasseremo alla grande.

Coro: Ed è uno – due – tre –
Per cosa combattiamo?
Non lo domandate a me. Chi se ne frega!
Prossima fermata: Vietnam.
Ed è cinque – sei – sette –
Aprite i cancelli di perla del paradiso.
Non c’è tempo per chiedersi il perché.
Urrà! Moriremo tutti.

Generali, muoviamoci alla svelta.
E’ arrivata la vostra grande occasione.
Bisogna andare a colpire i rossi –
L’unico comunista buono è un comunista morto.
E voi sapete che l’unico modo per ottenere la pace
è di  mandarli tutti all’altro mondo.

Oh voi di Wall Street, non tardate.
Signori, è una guerra au-go-go.
C’è da fare un mucchio di soldi
fornendo l’esercito con gli strumenti del mestiere.
C’è solo da sperare e pregare che se buttano la bomba,
la buttano sui vietcong.

Avanti, voi madri da tutto il Paese,
spedite i vostri ragazzi nel Vietnam.
E voi padri, non esitate;
mandateli prima che sia troppo tardi.
Siate i primi nel vostro quartiere
ad avere il figlio che torna in una bara.








8. Tam Pierce
Autore: anon., prima del 1802

Canzone britannica migrata in Nord-America, come tante altre. Tam Pierce, preoccupato per il mancato ritorno della sua giumenta dalla fiera di Widdenham (in verità doveva essere Widecombe Fair, ma io la ricordo così), sale in collina e la vede a valle, mentre scrive il testamento, con tutti gli occupanti del carro: Bill Brewer, Jan Stewer, Peter Gurney, Peter Davis, Danny Whiddon, Harry Hawke e il vecchio Uncle Tom Cobley. A sentirli nominare ripetutamente, alla fine si ha quasi l’impressione di conoscerli personalmente. Avviso agli insegnanti di lingua inglese: A causa di vistosi errori di forma la canzone non è adatta alla glottodidattica!



Tam Pierce, Tam  Pierce, lend me thy grey mare.
All along, down along, out along lea.
For we wants to go to Widdenham Fair.

Coro: With Bill Brewer, Jan Stewer, Peter Gurney,
Peter Davis, Danny Whiddon, Harry Hawke,
Old Uncle Tom Cobley and all,
Old Uncle Tom Cobley and all.

When shall I see again my grey mare?
All along, down along, out along lea.
Friday soon, or Saturday noon,

Came Friday soon, and Saturday noon.
All along, down along, out along lea.
But Tam Pierce's mare hath not trotted home,

Tam Pierce clomb up to the top o' the hill.
All along, down along, out along lea.
And he seed his mare down a-making her will,

When the moon hangs low on the moor at night.
All along, down along, out along lea.
Tam Pierce's mare appears ghastly white,

Tam Pierce, Tam Pierce, prestami la tua giumenta grigia.
All along, down along, out along, lea.
Vogliamo andare alla Fiera di Widdenham.

Coro: Con Bill Brewer, Jan Stewer, Peter Gurney,
Peter Davis, Danny Whiddon, Harry Hawke,
Old Uncle Tom Cobley e tutti.

“Quando rivedrò la mia giumenta grigia?”
“Venerdì prossimo o sabato a mezzodì?”

Venne venerdì e sabato a mezzodì,
ma la giumenta di Tam Pierce non era tornata.

Tam Pierce salì in cima alla collina
e vide la giumenta giù che faceva testamento.

Si dice che quando la luna è bassa nel cielo,
la giumenta di Tam Pierce appare di un bianco fantasmagorico.







9. Railroad Boy
Il giovane ferroviere

Autore: anon., ultimo ‘700.

Ballata di origine britannica, conosciuta  anche col nome di “Butcher’s Boy”. Moltissime canzoni britanniche, soprattutto scozzesi e irlandesi furono portate dagli immigrati nel sud degli Stati Uniti, spesso subendo delle trasformazioni sia musicali che testuali. Per esempio c’è una canzone, che risale alle lotte dinastiche britanniche, che racconta della moglie del re che uccide il principino per diventare regina: “She sat him in a golden chair and stabbed him with a pin” (lo mise sopra una sedia d’oro e lo infilzò con uno spillone). Gli americani non sapevano niente di sedie d’oro, così la “golden chair” diventa una “foldin’ chair”, una sedie pieghevole. In “Railroad Boy” invece si parla di una ragazza tradita dal suo ragazzo. Per il dispiacere s’impicca.



She went upstairs for to make her bed
And not a word to her mother said.
Her mother, she went upstairs too,
Crying “Daughter, daughter! What’s troubling you?”

“Oh mother dear, I cannot tell.
“That railroad boy that I loved so well.
“He courted me both night and day,
“And now at home he will not stay.

“There is a place down in London town
“Where that railroad boy goes in and sits down.
“He takes a strange girl on his knee
“And tells her things what he won’t tell me.”

Her father, he came home from work,
Crying “Where’s my daughter that looks so hurt.”
He went upstairs for to give her hope
And found her hanging by a rope.

He got a knife and cut her down,
And on her bosom these words he found:
“Go dig my grave both wide and deep.
“Place a marble stone at my head and feet.
“And at my breast place a snow-white dove
“To tell the world that I died for love.”
Andò sopra per prepararsi il letto,
senza nulla dire a sua madre.
La madre salì anche lei,
gridando “Figlia mia, perché così afflitta?”

“Oh madre cara, che posso dire?
Quel giovane ferroviere che ho tanto amato...
Mi ha corteggiato notte e giorno,
ma ora non vuole restare a casa.

C’è un posto giù a Londra
dove egli entra e si siede
e prende un’estranea sulle ginocchia
e le dice cose che a me non direbbe”.

Suo padre tornò dal lavoro,
gridando, “Dov’è mia figlia, che vedo così angosciata?”
Andò di sopra per consolarla,
ma la trovò appesa a una corda.

Prese un coltello e tagliò la corda
e sul suo seno trovò un biglietto con queste parole:
“Scavatemi una fossa larga e profonda,
mettete una lapide di marmo alla testa e ai piedi,
e sul petto mettete una colomba bianca
per dire al mondo che sono morta per amore”.








10. The Blue-Tail Fly
Il tafano dalla coda blu

Autore: anonimo abolizionista, ‘metà ‘800

Disattenzione del ragazzetto, uno schiavo nero, che avrebbe dovuto cacciare con la scopetta i tafani per impedire che mordessero il cavallo del padrone bianco, mentre questi faceva il quotidiano giro della fattoria. Il cavallo si sbizzarisce, il padrone cade, si spezza l’osso del collo e muore. Si risvegliano i sospetti delle autorità. Ma alla fine, la colpa viene data al tafano, la mosca dalla coda blu. La Madonna è giusta!
    Non è simpatico dover camminare dietro al culo d’un cavallo. Prima o poi succede l’inevitabile, spesso senza un soffio premonitorio. Immagino la scena cruciale : il ragazzo vede un grosso tafano affamato appollaiarsi sul fianco del cavallo del padrone. Sta per cacciarlo con la scopetta, ma poi riflette. Il padrone ha venduto mio padre a un padrone di piantagione del profondo sud, si fa mia madre, mia sorella e anche me. Ma il tafano, che male mi ha mai fatto? Lasciamo che faccia un po’ di pappa...
    Scritta da un abolizionista, la canzone risale a prima della Guerra civile del 1861-1864. Era una delle canzoni preferite di Abraham Lincoln, 16° presidente degli Stati Uniti, quello che fece il proclama di emancipazione.
    Che vuole dire, “crack corn?” Credo che voglia dire “break open the whiskey”, cioé stappiamo il bourbon (del tragicamente defunto padrone), e libiamo!



When I was young I used to wait
On Massa, and pass him his plate,
And fetch him his bottle when he got dry,
And brush away the blue tail fly.

Chorus: Jimmy, crack corn, and I don’t care.
Jimmy, crack corn, and I don’t care.
Jimmy, crack corn, and I don’t care.
My master has gone away.

My master would ride in the afternoon.
I’d follow after with a hickory broom,
The pony being rather shy
When bitten by the blue-tail fly.

One day he rode around the farm.
The flies so numerous, they did swarm
One chanced to bite him on the thigh.
The devil take the blue-tail fly!

The pony run, he jump, he pitch,
He threw my master in a ditch.
He died, and the jury wondered why.
The verdict was the blue-tail fly.

They laid him ‘neath a persimmon tree.
His epitaph is there to see:
Beneath this stone I’m forced to lie,
A victim of the blue-tail fly.

Quando ero giovane dovevo servire
il padrone e porgergli il piatto.
e portargli la bottiglia quando aveva sete,
e scacciare il tafano dalla coda blu.

Coro: O Jimmy, stappiamo il bourbon, ché non me ne importa.
Il padrone mio se n’è andato.

Il mio padrone cavalcava di pomeriggio,
Lo seguivo con una scopetta di fronde di noce americano,
perchè il cavallino si imbizzarriva
se morso dal tafano dalla coda blu.

Un giorno egli faceva il giro della fattoria.
Le mosche erano numerose, venivano a sciami,
Capitò che una  morse il, cavallino al fianco:
Al diavolo il tafano dalla coda blu!

Il cavallino salta, corre, s’impenna.
Getta il padrone in un fosso
Muore e la giuria si chiese perchè.
Il verdetto fu: il tafano dalla coda blu.

Lo seppellirono sotto un albero di cachi.
L’epitaffio è lì in vista.”
Sotto questa pietra sono costretto a giacere
vittima del tafano dalla coda blu.








11. Hard Times
Tempi duri

Autore: Stephen Foster, 1854

Quando Stephen Foster scrisse questa canzone, la sua città, Pittsburgh in Pennsylvania, era diventata produttrice di acciaio. La popolazione urbana, circa 100.000 persone, era afflitta sia dalle malattie che dalla depressione economica. I quartieri più poveri erano sporchi, con fogne inadeguate, e la città era inquinata dallo smog. Poi ci fu il colera: in due sole settimane ci furono 200 morti. La depressione imperversava in tutti gli USA: fra il 1852 e il 1857 le azioni in borsa persero il 66% del loro valore, mentre delle banche fallirono per aver prestato troppo e male e la speculazione edilizia portò ad un crollo dei valori fondiari. A causa della bancarotta di molte imprese americane ci fu una estesa disoccupazione.
    Quando, viaggiando in autostop attraverso gli Stati Uniti, passai per Pittsburgh nel 1956, mi colpì che i bancari e altri impiegati portassero le camicie colorate e non bianche, come era di rigore nella mia Boston. La ragione era che già a metà giornata si vedeva lo sporco, ma con le camicie bianche si sarebbe notato di più.
    Finì male anche Foster, ridotto in povertà. Alcolizzato girava per i saloon, cantando questa canzone e altre delle sue, tutte belle, per mendicare un po’ di whisky.



Let us pause in life's pleasures and count its many tears,
While we all sup sorrow with the poor;
There's a song that will linger forever in our ears;
Oh hard times come again no more.

Chorus: Tis the song, the sigh of the weary,
Hard times, hard times, come again no more
Many days you have lingered around my cabin door;
Oh hard times come again no more.
   
While we seek mirth and beauty and music light and gay,
There are frail forms fainting at the door;
Though their voices are silent, their pleading looks will say
Oh hard times come again no more.

There's a pale drooping maiden who toils her life away,
With a worn heart whose better days are o'er:
Though her voice would be merry, 'tis sighing all the day,
Oh hard times come again no more.

'Tis a sigh that is wafted across the troubled wave,
'Tis a wail that is heard upon the shore
'Tis a dirge that is murmured around the lowly grave
Oh hard times come again no more.

Fermiamoci nei piaceri della vita, e pensiamo anche alle sue lagrime,
Mentre assaggiamo la tristezza dei poveri.
C’è una canzone che riecheggerà per sempre nelle nostre orecchie:
Oh tempi duri, non tornate più.

Coro: È il canto, il sospiro degli estenuati
Tempi duri, tempi duri, non tornate più
Molti giorni vi siete trattenuti alla porta della mia capanna.
Oh tempi duri, non tornate più

Mentre noi cerchiamo allegria, bellezza e musiche leggere e gaie,
ci sono forme fragili che svengono alla porta.
Benché le loro voci tacciano, i loro sguardi imploranti dicono:
Oh tempi duri, non tornate più

Ecco una fanciulla pallida e sfiorita, che muore per la fatica,
il cuore consunto, e i suoi giorni migliori sono ormai passati.
Sebbene la sua voce vorrebbe essere allegra, sospira tutto il giorno:
Oh tempi duri, non tornate più

E’ un sospiro trasportato sopra onde agitate,
un lamento udito alla riva.
E’ un canto funereo che si mormora attorno a una sepoltura:
Oh tempi duri, non tornate più



 





12. Old Macdonald had a Farm
La vecchia fattoria


È una canzone accrescitiva. È adatta ai bambini, quindi gli altri la possono anche saltare. Esiste in molte versioni, una delle quali risale al primo ‘700.



Old Macdonald had a farm.
Ee-i-ee-i-o.
And on this farm he had a chick, duck, cow, cat, dog, pig, horse
With a cluck-cluck, etc.…
Il vecchio Macdonald aveva una fattoria
I-ai-i-ai-o
E alla fattoria aveva una gallina, papera, mucca, gatto, cane, maiale, cavallo.
E faceva coccodè ecc.…









13 We Didn't Know
Non sapevamo

Autore: Tom Paxton, 1965

Cantata dal Kingston Trio e da altri gruppi, la canzone critica il ricorso alla scusante dell’ignoranza, “Non lo sapevamo, noi”, davanti a politiche governative immorali. Tedeschi durante le uccisioni di massa nei campi di sterminio, sudisti statunitensi durante le lotte per i diritti civili, benpensanti e sedicenti patrioti durante la Guerra contro il Vietnam.



“We didn't know”, said the burgomeister,
“About the camp on the edge of town.
It was Hitler and his crew
That tore the German nation down.
We saw the cattle cars, its true;
Maybe they carried a Jew or two.
They woke us up as they rattled through,
But what did you expect me to do?”

Chorus: We didn't know at all, we didn't see a thing.
You can't hold us to blame, what could we do?
It was a terrible shame, but we can't bear the blame.
Oh, no, not us! We didn't know.

"We didn't know," said the congregation,
Singing a hymn in their church of Whites.
"Press was full of lies about us,
Preacher told us we were right.
The outside agitators came,
They burned some churches and put the blame
On decent southern people's names
To set our colored folk aflame.
And maybe some of our boys got hot
And a couple of Nigras and Reds got shot.
They should have stayed where they belong!
The preacher would have told us if we'd done wrong."

"We didn't know," said the puzzled voter,
Watching the President on TV.
"I guess we've got to drop those bombs
If we're going to keep South Asia free.
The President's such a peaceful man,
I guess he's got some kind of plan.
They say we're torturing prisoners of war,
But I don't believe that stuff no more.
Torturing prisoners is a Communist game,
And you can bet they're doing the same!
I wish this war was over and through,
But what do you expect me to do?

“Non sapevamo” disse il burgomastro
“del campo in periferia.
Fu Hitler e la sua ghenga
a demolire la nazione tedesca.
Sì, abbiamo visto i vagoni per il bestiame,
e forse portavano qualche giudeo.
Ci svegliavano col rumore del loro passaggio,
ma cosa vi aspettavate che io facessi?”

Coro: Non lo sapevamo per niente, niente abbiamo visto.
Non potete dar la colpa a noi. Cosa potevamo fare?
Fu un gran peccato, ma non fu colpa nostra.
Noi no! Noi non sapevamo.

“Non sapevamo” disse la congregazione,
cantando un inno nella chiesa dei bianchi.
“La stampa era piena di menzogne su di noi;
il pastore ci disse che avevamo ragione.
Vennero gli agitatori da fuori,
bruciarono qualche chiesa per infangare
il nome di decenti cittadini sudisti
e infiammare la nostra gente di colore.
Forse qualche nostro giovane si scaldò il capo
e un paio di negri o rossi saranno stati sparati.
Avrebbero dovuto restare al posto loro.
Il pastore ce l’avrebbe detto se avessimo sbagliato”.

“Non sapevamo” disse l’elettore confuso,
vedendo il presidente alla tivù.
“Immagino che dobbiamo bombardare
se vogliamo mantenere libera l’Asia sudorientale.
Il presidente è un uomo così pacifico,
avrà sicuramente un suo piano.
Si dice che torturiamo i prigionieri di guerra,
ma io non ci credo più a queste storie.
Torturare i prigionieri è roba da comunisti
e potete essere sicuri che loro fanno la stessa cosa!
Vorrei che questa guerra fosse bella e finita,
Ma cosa vi aspettate che io faccia?












14 Long John
Anonimo 

Un canto di lavoro atto a  coordinare i movimenti dei detenuti condannati ai lavori forzati come spaccare le pietre con grossi martelli o zappare il terreno. Fu raccolta in una prigione del Texas per la prima volta da Alan Lomax. Si attribuisce a un certo Lightening, bravo a scappare dai penitenziari. Si narra che una volta scappò e poi si consegnò alle autorità per dimostrare che sarebbe stato in grado di scapare di nuovo. E lo fece.



Got a diamond blade.
Got it in my hand.
I’m going to cut out the lie books
That are in this land.

Chorus: Because that’s Long John,
For he’s long gone,
Like a turkey through the corn,
With his long clothes on,
He’s gone, gone,
He’s gone – gone – gone – Long John.

Old Long John made him
A pair of shoes.
The funniest shoes
You ever did see.
Had a heel in front
And a heel behind,
So you couldn’t tell where
That boy was gwine [going].

Now hello, Baby,
Shut the door.
The hounds is a-coming
And I’ve got to go.
Hello Baby,
How d’ye do?
I swam across the river
Just a for to see you.
Ho una lama di diamante,
ce l’ho in mano.
Voglio tagliare i libri bugiardi
Che sono in questo paese.

Coro: Perché è Long John,
e se n’è andato da un pezzo,
come il tacchino attraverso il granturco,
con indosso la tuta da viaggio.
Andato, andato,
Andato, Long John.

Il vecchio Long John
si fece un paio di scarpe,
le scarpe più curiose
mai viste,
con un tacco avanti
e un tacco indietro,
così non si capiva
in quale direzione andasse.

Ciao, bimba!
Chiudi la porta.
Stanno venendo i segugi
e debbo andarmene.
Ciao, bimba!
Come stai?
Ho attraversato il fiume
soltanto per vederti.









15. Little Sadie
La piccola Sadie

Autore: anon., ‘800


Ancora una canzone femminicida, cantata dal punto di vista dell’assassino! Anche lui arrestato e punito.


Went out one night for to make a little round,
I met little Sadie and I shot her down,
Went back home and I got into bed,
a forty-four pistol underneath my head.

Woke up next morning 'bout a half past nine,
The hacks and the buggies all standing in line,
The gents and the gamblers all standing round,
To take little Sadie to her burying ground.

I begin to think what a deed I'd done,
I grabbed my hat and away I run.
Made a good run but a little too slow,
They overtook me down in Jericho.

I was standing on the corner, reading the bill
When up stepped the sheriff from Thomasville,
And he said, "Young man, ain't your name Brown?
Remember that night you shot Sadie down?"

Well, I said, "Yes, sir, and my name is Lee,
And I murdered little Sadie in the first degree.
First degree and the second degree,
If you’ve got any papers, won't you read 'em to me?"

They took me downtown and dressed me in black,
Put me on the train and started me back,
Took me back to that Thomasville jail,
And I had no money for to go my bail.

The judge and the jury, they took their stand,
The judge held the papers in his right hand,
Forty-one days and forty-one nights,
Forty-one years to wear the ball and the stripes.
Uscii una notte per fare un giretto.
M’imbattei nella piccola Sadie e le sparai.
Tornai a casa e mi coricai,
con la pistola calibro 44 sotto il cuscino.

Mi svegliai la mattina verso le nove e mezza.
Le carrozze erano tutte in fila,
i signori e i giocatori di azzardo attendevano
per accompagnare la piccola Sadie alla sepoltura.

Cominciai a pensare a quello che avevo fatto.
Mi misi il capello e scappai.
Scappai di corsa, ma non abbastanza veloce.
Mi raggiunsero giù a Jericho.

Stavo a un incrocio a leggere l’avviso,
quando mi si accosta lo sceriffo di Thomasville.
Mi chiede, “Giovane, non ti chiami forse Brown?
Ti ricordi la notte quando sparasti a Sadie?”

Rispondo, “Sì, il mio nome è Lee,
e ho ucciso Sadie, omicidio premeditato,
intenzionale, e preterintenzionale.
Se hai dei documenti, leggimeli”.

Mi portarono al centro, mi vestirono di nero,
mi misero sul treno per portarmi indietro.
Mi misero nella galera di Thomasville.
Non avevo soldi per la cauzione.

Il giudice e la giuria presero posto.
Il giudice aveva le carte nella mano destra.
Quarantuno giorni, quarantuno notti,
quarantun anni con una palla al piede.




16. Big Rock-Candy Mountain
La gran montagna di zucchero candito

Autore: Mac McClintock(?), ca. 1910.

Hoboes, bums e tramps, queste le tre categorie principali di vagabondi che negli anni venti si muovevano attraverso gli Stati Uniti. Gli hoboes erano l’elite, filosofi, epicurei, quelli che generalmente non si degnavano di lavorare in cambio di un pasto. La crisi dell’agricoltura, soprattutto dei piccoli possedimenti, favoriva la fuga dei giovani dalle fattorie in cerca di un futuro. Qualcuno finiva nelle grinfie di bum senza scrupoli, che se ne servivano anche come schiavi sessuali.
     In origine “The Big Rock-Candy Mountain” raccontava di un ragazzo indotto ad abbracciare la vita dei bum, attratto da racconti di una specie di paese della cuccagna. L’autore, Harry McClintock, aveva scritto versi, come l’ultima strofe, che non sopravvivono nelle versioni pulite,
The punk rolled up his big blue eyes / And said to the jocker, “Sandy, / I’ve hiked and hiked and wandered too, / But I ain’t seen any candy. / I’ve hiked and hiked till my feet are sore / And I’ll be damned if I hike any more / To be buggered sore like a hobo’s whore / In the Big Rock Candy Mountain”.
Traduzione: Il soggetto girò gli occhi azzurri in su / e disse al padrone, “Sandy, / ho camminato e girovagato a lungo / senza vedere dolci. / Ho camminato fino a farmi venire dolori ai piedi, / e mi voglio dannare se camminerò ancora / per essere fottuto come puttano di un vagabondo / nel Gran Monte di Zucchero Candito.”
La versione che canto, che ho imparato da un disco 78 giri di Burl Ives, non tratta questi particolari, soltanto della Montagna di Zucchero, l’equivalente del Paese della Cuccagna.



On a summer’s day in the month of May
A burly bum came hiking
Down a shady lane past the sugar cane
He was looking for his liking.
As he strolled along he sang this song
Of the land of milk and honey,
Where a bum could stay for many a day,
And he won’t need any money.

Chorus: Oh, the buzzing of the bees in the cigaret trees,
The soda-water fountain,
The lemonade springs where the bluebird sings
In the Big Rock-Candy Mountain.

In the Big Rock-Candy Mountain
All the cops have wooden legs
The bulldogs all have rubber teeth
And the hens lay soft-boiled eggs.
The farmers’ trees are full of fruit,
The barns are full of hay.
And the rain don’t rain and the snow don’t snow
And the wind don’t blow
In the Big Rock-Candy Mountain.

On the run came the farmer and his son,
To the hayfields they were bounden.
Said the bum to the son, why don’t you come
To the Big Rock-Candy Mountain.
They strolled away for a year and a day,
The milestones they were counting,
But they never arrived at the lemonade tide
Or the Big Rock-Candy Mountain.
In una giornata estiva nel mese di maggio
se ne veniva camminando un muscoloso vagabondo
lungo un viale ombroso fra le canne di zucchero
cercando il suo piacere.
Mentre gironzolava cantava questa canzone
di una terra di latte e miele,
dove un vagabondo poteva oziare per giorni e giorni
senza bisogno di soldi.

Coro: Oh il ronzio delle api fra gli alberi di sigarette,
la fontana di acqua gasata
la sorgente di limonata dove canta l’uccello azzurro
presso il Gran Monte di Zucchero Candito

Sul Gran Monte di Zucchero Candito
tutti gli sgherri hanno le gambe di legno,
i mastini hanno denti di gomma
e le galline fanno le uova alla coque.
Gli alberi degli agricoltori sono pieni di frutta,
i granai sono pieni di paglia.
E la pioggia non piove e la neve non nevica
e il vento non soffia
sul Gran Monte di Zucchero Candito.

Di corsa vennero il fattore e suo figlio,
diretti ai campi di fieno.
Disse il vagabondo al figlio, perché non vieni
al Gran Monte di Zucchero Candito.
Si misero in cammino per un anno e un giorno,
contando le pietre miliari,
ma non arrivarono mai alla sorgente di limonata
o al Gran Monte di Zucchero Candito.





17. The Bomb Shelter Rag
Rag dei rifugi anti-atomici

Autore: Gordon Poole, 1959(?)

È una canzone mia che cantai per la prima volta verso il 1959 in un raduno pacifista a Cambridge nel Massachusetts contro la politica governativa, intensificata durante la presidenza Kennedy, che incoraggiava i cittadini a costruirsi rifugi anti-atomici nel retro della casa per sopravvivere a un eventuale attacco nucleare lanciato dai russi. Per quanto possano sembrare balordi, vi giuro che tutti i dati riportati nella canzone sono veritieri!



Nikita, I’m not scared of you,
I’ll tell you the reason why.
I’ve dug a hole in my back yard,
A shelter from the sky.
I’ve filled it full of breakfast food
And cans of meat and stew,
A periscope to look about,
And guns to keep the neighbors out,
And coca-cola too.

Chorus: “Knock knock!” “Who’s there?”
“I used to live next door.”
“Well, find yourself a hole of your own.
Don’t bother me no more.”

I’ve dug the best hole in the block.
I’ve built it deep and wide.
I hope you throw a bomb or two
So I can live inside.
Grampaw will have his rocking chair
And Sis will have her doll.
And there’s a picture window too,
But it’s always got the same damn view,
‘Cause it’s painted on the wall.

I’ve stocked a plastic burial suit,
A zipper on the side.
I’ll use it as a sleeping bag
As long s I’m alive.
I hope I’ll have the time I need
When the CD warnings sound.
Two weeks below won’t seem too long
‘Cause I’ve always wanted to belong
To a rebel underground.

So Nikita, here’s what you can do,
If that’s what you desire.
Send your ICBMs aloft
And set the world on fire.
We’ll pull our switches, you can bet.
You’ll see our missiles then.
And we’ll all crouch in underground shacks
And shit in little plastic sacks
Till “All clear!” sounds again.
Nichita, non mi fai paura.
Ti dirò perché.
Ho scavato un buco nel retrocasa,
una difesa dal cielo.
L’ho riempito di cereali per la prima colazione
e di scatole di carne e di stufato.
Un periscopio per guardare attorno,
armi per tenere lontani i vicini di casa,
e anche coca-cola.

Coro: “Tuppi-tu”. “Chi è?”
“Abitavo nella casa accanto”.
“Ebbene va’ a trovarti un buco per te,
e non mi scocciare più”.

Ho scavato la buca migliore di tutto il vicinato.
L’ho fatto profonda e larga.
Spero che tu lanci qualche bomba,
così potrò viverci dentro.
Il Nonno avrà la sua sedia a dondolo,
la sorellina avrà la sua bambola,
e c’è addirittura una finestra panoramica,
ma la vista è sempre quella,
perché è dipinta sulla parete.

Ci ho messo un sacco di plastica da sepoltura
con la chiusura lampo al lato.
Me ne servirò come sacco a pelo
fintanto che sarò vivo.
Spero di avere il tempo che mi occorre
quando suona l’allarme.
Due settimane sotto terra non sembreranno tante
perché ho sempre desiderato di far parte
di una squadra clandestina.

Così, Nichita, ecco quello che potrai fare,
se è quello che desideri:
lancia pure i tuoi missili intercontinentali
e incendia il mondo.
Anche noi premeremo i nostri pulsanti,
puoi starne sicuro, e poi vedrai i nostri missili,
mentre noi saremo accovacciati in rifugi sotterranei,
a cagare in sacchetti di plastica,
finché l’allarme non cesserà.










18. Irene, Good Night
Irene, buonannotte

Autore: anon., primo ‘900

Huddie Ledbetter, detto Leadbelly, cominciò a cantare questa canzone nel 1909, ma l’aveva sentita da altri. Quando John e Alan Lomax andarono a trovarlo in prigione nel 1934, registrarono questa e tante altre canzoni di Leadbelly per la Library of Congress. Grazie alla sua musica, Leadbelly fu graziato dal governatore. Forse la versione più popolare fra le tante fu quella dei “Weavers”, verso il 1951. I Weavers furono parte di un movimento di musicisti di sinistra che comprendeva personaggi come Joe Hill e Woody Guthrie. Guthrie, Lee Hays e Pete Seeger, formarono gli Almanac Singers negli anni ’40. Ho imparato questa canzone dal loro disco, The Weavers at Carnegie Hall (1955), insieme a qualche altra canzone. Oltre a Hays e Seeger i Weavers comprendevano Ronnie Gilbert e Fred Hellerman.  Irene, Good Night è una canzone “sing-along”, quindi chi vuole può cantare il coro insieme a noi.


Chorus: Irene, good night.
Irene, good night.
Good night, Irene. Good night, Irene.
I’ll see you in my dreams.

Last Saturday night I got married.
Me and my wife settled down.
Now me and my wife are parted.
I’m going to take a little stroll down town.

Sometimes I live in the country.
Sometimes I live in the town.
Sometimes I take a great notion
To jump into the river and drown.

I love Irene, God knows I do
Love her till the sea runs dry
If Irene turns her back on me
I'm gonna take morphine and die

Stop rambling, stop your gambling.
Stop staying out late at night.
Go home to your wife and children
And stay by your fireside bright.

Coro: Irene, buona notte.
Irene, buona notte.
Buona notte, Irene. Buona notte, Irene.
Ti vedrò nei miei sogni.

Sabato scorso mi sono sposato.
Io e mia moglie ci siamo accasati.
Ora io e mia moglie siamo separati.
Voglio fare un giro giù in città.

A volte vivo in campagna.
A volte in città.
A volte sono molto tentato
di saltare nel fiume e affogarmi.

Amo Irene, Dio sa se l’amo.
L’amerò finché i mari non si prosciughino.
Se Irene mi volta  le spalle,
voglio prendere la morfina e morire.

Smetti di gironzolare e di giocare di azzardo,
Smetti di fare tardi la notte.
Torna da tua moglie e dai tuoi bambini
e fèrmati presso il tuo focolare luminoso.









19. Dixie
Autore: Daniel Decatur Emmett(?), anni 1850

1861-1865, la Guerra di secessione, Nord contro Sud, gente che parlava la stessa lingua, leggeva la stessa bibbia, spesso erano imparentati. Dopo i primi scontri, un sacco di morti dall’una e dall’altra parte, battaglie così cruente non si erano mai viste,  i generali esultavano, ma quando andavano a fare la conta dei morti e feriti, non riuscivano a dire chi aveva vinto. Tutti uguali. Allora si inventarono le uniformi: blu per il Nord, grigie per il Sud. I nordisti erano più ricchi, ben in carne, grossi zaini pieni di ogni ben di Dio, arrosti, torte, prosciuti, pasta ’e fasule, sfogliatelle. Qualcuno portava il pianoforte, un altro la mamma. Marciavano lentamente alle note di “When Johnny Comes Marching Home”. I sudisti, più poveri, mingherlini e svelti, scattavano via cantando “Dixie”, quindi i nordisti non li raggiungevano mai. Poi un geniale generale nordista, Ulysses S. Grant, impose zaini piccoli e come inno il “Battle Hymn of the Republic”, col coro marciante di “Glory, glory, hallelujah!” Le truppe nordiste raggiunsero i sudisti, li sterminarono e vinsero la guerra. Grande allegria! Però i sudisti avevano ottime canzoni.
La Guerra di secessione fu, all’epoca, la guerra più sanguinosa che il mondo avesse mai conosciuto. Ma in seguito la cultura militare ha conseguito notevole progressi.



Away down South in the land of cotton,
Old times there are not forgotten.
Look away, look away, look away, Dixieland.
In Dixieland where I was born,
Early on a frosty morn,
Look away, look away, look away, Dixieland.

Away down south in Dixie, away, away.
In Dixieland I’ll take my stand,
To live and die in Dixie.
Away, away, away down south in Dixie.
Nel profondo Sud, nella terra del cotone,
i vecchi tempi lì non si scordano.
Guardate là, guardate là, guardate là, alla terra del Dixie!
Nel Dixie dove sono nato
alle prime ore di un mattino gelido
Guardate là, guardate là, guardate là, alla terra di Dixie!

Laggiù nel Sud, lontano, lontano.
Nel  Dixieland mi schiero,
per vivere o morire per Dixie.
Lontano, lontano nel profondo Sud, nel Dixie.










20. Fox on the Town
La volpe al villaggio

Autore: traditional, primo ‘800?

La canzone, una prima versione della quale risale al primo ‘500, si spiega da sola. Meno male. No, però c’è quella “o” aggiunta a town che si trova in molte canzoni folk. Non significa niente e non so giustificare la sua presenza ma ci vuole. La registrazione casalinga risale ai primi anni settanta, quindi è di pessima qualità. Si include per ragioni storiche.



Oh, the fox jumped up the other night,
He prayed for the moon to give him light.
Many a mile to go that night
Before he reached that town-o.

He ran til he came to the farmer’s pen.
Oh the ducks and the geese, they were kept therein.
Said “A couple of you are going to grease my chin
Before I leave this town-o.

He grabbed the grey goose by the neck
And slung the duck across his back.
He didn’t mind the quack-quack-quack,
Or the legs all dangling down-o.

The farmer’s wife, she jumped out of bed,
And out of the window she stuck her head.
She cried “John, John! The grey goose is gone,
And the fox is on the town-o.

The fox, he ran to the top of the hill.
He heard them call both loud and shrill.
He said, “I guess I’d better make away with my kill,
For they’ll soon be on my trail-o.

The fox, he ran til he came to his den.
In were the little ones, eight – nine – ten.
They said, “Daddy, you better go back again,
‘Cause it must be a mighty fine town-o.”

The fox’s wife without any strife,
She cut up the goose with the carving knife.
They never had such a supper in their life,
And the little ones chewed on the bones-o.
La volpe saltò su l’altra notte,
pregava la Luna di darle luce.
Aveva molte miglia da percorrere quella notte,
prima di raggiungere il paese.

Corse fino al pollaio della fattoria.
Dentro erano rinchiuse anitre e oche.
Disse: “Un paio di voi mi ungeranno il gargarozzo
prima che io lasci questo paese”.

Afferrò l’oca grigia per il collo
e si buttò l’anitra sopra le spalle.
Non faceva caso al qua-qua-qua
né alle gambe penzolanti.

La moglie del fattore saltò giù dal letto
e cacciò la testa fuori della finestra.
Gridò “John, l’oca grigia è sparita
e la volpe è in paese”.

La volpe corse in cima alla collina,
e li sentì chiamare forte e stridente.
Disse, “Mi conviene scappare con la preda,
poiché ben presto saranno sulle mie tracce”.

Corse fino alla sua tana.
Dentro c’erano le volpine – otto – nove – dieci.
Gridarono, “Papi, ti conviene tornarci di nuovo.
Dev’essere un gran bel paese”.

La moglie della volpe senza perdere tempo
tagliò a pezzi l’oca con il coltellaccio.
Mai avuto una cena simile in tutta la loro vita,
e le piccole rosicchiavano le ossa.








Gabriella Galbiati ufficiostampa@marottaecafiero.it